QUALITA’ – TRA CERTIFICAZIONE E GESTIONE

Quando si parla di qualità di solito si fa riferimento alla normativa UNI EN ISO 9001:2015. E sicuramente, la normativa, che si è evoluta nel corso degli anni, è una ottima guida verso il raggiungimento di elevati livelli qualitativi dell’organizzazione aziendale, specialmente nelle ultime versioni.

Ma da sola la norma e la sua applicazione pedissequa non può portare a quel grado di efficienza aziendale che le aziende leader possiedono. Per far questo si deve “sposare” la vision della norma e soprattutto essere capaci di condividere con tutte le persone in azienda i suoi principi. Soltanto da una piena consapevolezza a tutti i livelli è possibile raggiungere i risultati del successo. In particolare l’ultima versione della norma prevede un ancor maggiore coinvolgimento del vertice aziendale nella gestione del sistema.
Ma andiamo con ordine.

Le motivazioni che stanno all’origine della volontà di certificarsi sono molto spesso dovute a fattori esterni. Le aziende oggi certificate in Italia sono circa 130.000, dai dati Accredia, e uno spunto in questo senso lo hanno dato sicuramente le aziende pubbliche (in particolare dopo l’introduzione della legge Merloni-ter relativa ai pubblici appalti). La richiesta da parte dei committenti-clienti privati è un’altro fattore trainante le certificazioni, che nasce, in particolare, per garantire un elevato livello qualitativo di tutta la filiera e ridurre così i costi della NON-QUALITA’ a valle.

Considerare però soltanto le richieste esterne ed assecondarle non è un buon modo di approcciare al progetto qualità e soprattutto così non è possibile trarne i vantaggi che invece devono derivare da ogni investimento aziendale.

 

Investimento, sì perché certificarsi ha dei costi, vuoi per una consulenza che spesso le aziende chiedono alle società specializzate prima di certificarsi, vuoi per il costo dell’ente di certificazione e soprattutto per il costo di fare tutta una serie di riorganizzazioni aziendali per la rilevazione di dati e informazioni, per la tenuta sotto controllo di tutti i processi e per l’impegno e il tempo che tutto questo comporta per i vari responsabili di processo. Può darsi che l’azienda abbia già di per sé in piedi un sistema avanzato di gestione e controllo dei processi aziendali ma spesso non è così e dotarsene vuol dire fare un’analisi molto approfondita della realtà aziendale per poter intervenire senza generare costi eccessivi o disorganizzazione.

La qualità deve entrare all’interno dell’azienda a tutti i livelli e ciascuno può e deve contribuire per far sì che dalla qualità si possano trarre benefici oltre che costi, far sì che con efficienti modifiche dei processi si possa avere grandi ritorni in termini di informazioni e di economicità. Questo, secondo me, è l’aspetto più difficile (ma anche il più affascinante) della qualità ed è anche quello che fa veramente diventare un’azienda leader.

 

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